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Ill sito personale che presenta recenti lavori e mostre del fotografo   -   Ultimo aggiornamento 27 ottobre 2022

Di che si tratta? Ma di fotografia, perbacco!

Grazie, Monsieur Cartier-Bresson… questa frase servirebbe a introdurre la tesi secondo cui si tratta di un fervido omaggio, non sono un ladro, il titolo non l’ho rubato, l’ho preso a prestito è irresistibilmente bello e calzante, non ho resistito, certo non intendo paragonarmi, mi scampi Iddio… insomma è fatta, ho umilmente confessato e sono perdonabile e salvo, basta.

Tanto più che delle intenzioni e dello stile del divino Henri qui non c’è proprio nulla. Non ho neanche dalla mia l’idea  che si tratti, come si vocifera, di “arte senza arte”, senza artista, vernacolare come le architetture fotografate da Walker Evans.  Ma che c’entra?


Ecco, forse era questa la domanda da fare. Eppure c’entra. Specie di fronte a immagini come queste (che pure non rappresentano che una parte dei miei interessi e della mia produzione) qualcuno regolarmente mi chiede “Che cosa sono?” “Fotografie” rispondo con perfidia, fingendo di non sapere che egli dichiarava così la sua incapacità di individuare il soggetto e i suoi dubbi sul perchè mai si dovrebbe fotografare qualcosa di simile.

Ciò per dire che  l’oggetto miste- rioso viene da lontano ed è mag- giorenne (ho imboccato questa strada sciagurata 18 anni fa,

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TRA FORMA E DECORAZIONE

IL MONFERRATO ROMANICO

Pare che la chiesa di Santa Fede di Cavagnolo (a  destra) nasca come Priorato benedettino dipendente da Sainte-Foy de Conques nel XII secolo. Forme e volumi non sono facilmente leggibili, posto che l’edificio è stretto tra un vasto fabbricato laterale e gli strapiombi sulla valle; al punto che un fianco e la stessa abside (un tempo la centrale di tre, oggi solitaria) sono inaccessibili.

La stessa costruzione fu complessa, articolata in diversi cantieri, identificabili studiando sia i capitelli dell’interno, sia la struttura e le decorazioni della facciata.

Qui si trovano leoni, grifoni e altri animali mostruosi, esotici e immaginari, divoratori di

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Nel paesaggio urbano la città è vera protagonista

Quando nel 2014 pubblicai Le città visibili m’ispirai ovviamente per il titolo all’opera quasi omonima di Calvino, al quale porgo mille scuse. Le sue città - molto migliori delle mie - sono invisibili in quanto surrealisticamente prodotto del desiderio e della fantasia poetica; in quel caso è l’immaginazione a creare le immagini, come ben rivela la parola stessa.

Nel mio modesto caso invece non desidero creare nulla, quanto mettere in luce aspetti della città che non tutti percepiscono e che corrono il rischio di passare sotto silenzio. Ciò che comunemente si vede quasi mai esaurisce tutte le potenzialità dell’oggetto e, mutando il registro della visione, si scoprono realtà gratificanti e “belle”, se depurate dalle componenti aneddotiche, emotive, affettive  che solitamente le accompagnano.                                             (segue)

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