Andiamo al di qua del rosso

per vedere un'altra bellezza

Infrarosso ma perchè? Per vedere quel che non si vede, per estendere le limitate facoltà umane, in sostanza per cercare con un mezzo diverso di svelare una bellezza diversa.

Ho svolto questa ricerca - che sicuramente non si adatta a tutti i soggetti e non appaga tutti i gusti -  con una certa trepidazione, da adepto della fotografia in stile documentario (si veda il mio lavoro infinito sulla città).

Fotografando all’infrarosso, il cielo azzurro e l’acqua che lo riflette diventano quasi neri, con inconsuete e affascinanti transizioni tonali, mentre il fogliame sbianca e brilla: in estate il fiume è il luogo ideale per andare in tal modo al di là della visione consueta.

Ma non serve la magia e nemmeno software, non si tratta di trucchi né di elaborazioni digitali ma di usare un metodo di ripresa che consente di registrare al di là delle radiazioni che possiamo vedere, infra-rosso appunto, visto che il rosso segna uno dei confini dello spettro visibile. Qui s’incontra una zona di radiazioni che esistono sebbene il sistema visivo umano non sia in grado di percepirle. Allo stesso modo delle radiazioni ultraviolette.

In fondo si tratta del paradigma della fotografia: il soggetto è sempre lo stesso, cambia il modo di vederlo, non il “cosa” ma il “come”.