





Così il Consueto rivela l'Inconsueto



Praticamente tutta la mia produzione, a ben vedere e da un bel po’, si fonda su questa espressione che nasconde un concetto. La prima mostra che lo enuncia è del 2006.
Cominciamo con una definizione on-line: "Consueto" si riferisce a ciò che è abituale, solito e normale, mentre "inconsueto" descrive ciò che esce dalla norma, essendo insolito, strano, eccezionale o inusuale. In sintesi, il primo indica ciò che è ordinario e il secondo ciò che è straordinario”.
In realtà volevo dire qualcosa di diverso: che anche gli oggetti e le situazioni in apparenza più distanti dall’idea di bellezza, a ben vedere la possiedono sebbene in forma occulta. Più che abituale e solito, il Consueto è banale, scontato, abituale e persino normalmente rassicurante; mentre l’Inconsueto è tale perché va svelato procedendo con disponibilità, pazienza e tenacia.
Ma soprattutto lo si scopre “a ben vedere” con uno sguardo libero, non vincolato a stereotipi e pregiudizi.
Le bellezze che si trovano sono insolite, strane, inusuali da vedere, a volte eccezionali. Un muro che sembra non meritare un’occhiata o è decisamente squallido, sporco e brutto a volte contiene un tesoro inatteso.
Ce lo ricorda una delle “Storie naturali” di Primo Levi in cui si ordina a una macchina di comporre una poesia sul difficile tema del rospo. Dopo penoso arrancare sulle rime il Versificatore conclude: “Vedi come in turpi veli/ la virtù spesso si celi”.
Su questa rivelazione eccomi percorrere periferie, muri sfaldati, manifesti strappati, improbabili anfratti, grafiche e pitture spontanee, colature, degenerazioni della materia, imbrattature e sfaldamenti... alla ricerca di equilibri, proporzioni, armonie in contesti ritenuti quanto di più distante dal bello.