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Il titolo  di questa rubrica l’ho preso a prestito da Steve Huff. Per lui indica il libero contributo di autori che intendono proporsi come fonte d’ispirazione; per me  ciò che acca-de quando riconosciamo una situa-zione fotografica che val la pena, una specie di colpo di fulmine.

Spesso capita in modo slegato dall’intenzione e dipende dalla di-sponibilità e dal piacere di attivare l’attenzione liberamente vigile, l’a-pertura all’incontro, la voglia di ac-cogliere forme e situazioni che col-piscono e stimolano, da riprendere secondo la nostra visione.

“Documento lirico” lo chiama-va uno dei capostipiti di qusto tipo di visione, Walker Evans (vedi pag.13).

Prima di lui Eugene Atget e August Sander; dopo il fonda-mentale Robert Adams, con Lewis Baltz, i Becker e in ge-nerale i “New Topographics” degli Anni 70-80.

Sarei già contento di definirlo “Documento grafico” per sot-tolineare l’interazione tra le qualità del soggetto e della lu-ce, il punto di vista frontale,  la giusta distanza e lo sguar-do che riconosce e realizza la giusta inquadratura.

FRONTALE, GRAFICO

E “DOCUMENTARIO”


Mette in risalto le qualità gra-fiche e induce a inquadrature sobrie, precise, proporziona-te. E’ la ripresa frontale, da prospetto architettonico. Considerata dagli “artisti” piatta e poco “creativa” (ter-mine che il più delle volte e-quivale a superficialmente spettacolare) è invece adotta-ta come risorsa, stimolo e me-todo di visione ed espressione dal cosiddetto “stile documen-tario”.